La politica agricola comune in Europa

01 Dicembre 2020

La fissazione dei prezzi minimi per i prodotti agricoli. 

La prima misura prescelta per assicurare l’approvvigionamento delle materie prime contro la fame dei popoli causata dai danni di guerra, che si dimostro particolarmente efficace al punto di proseguire fino agli anni ’90, fu la fissazione di prezzi minimi per i prodotti agricoli, che qualora avessero generato eccedenze avrebbero potuto scongiurare effetti inflattivi sul valore delle merci attraverso le così dette restituzioni all’export, sotto forma di un forte sostegno agli esportatori. Dal 1992, dopo forti pressioni dei media sull’opinione pubblica, il commissario europeo all’agricoltura irlandese Raymond Mc Sharry, divenuto poi tristemente noto con l’appellativo di “Mac the Knife” (Mac il coltello) si piegò alla piazza, acconsentendo ad una drastica riduzione della produzione agricola europea che rese meno incentivante produrre materie prime in Europa. Tale politica ha indebolito il sistema produttivo comunitario, sempre più dipendente dai Paesi in via di sviluppo e reso più fragile il comparto primario, mettendo a rischio la popolazione europea nel caso di futuri problemi sull’approvvigionamento di latte, grano, eccetera. 

Il meccanismo dei sussidi diretti al settore agricolo. 

Mentre fino agli anni ’90 il reddito degli agricoltori comunitari era stato sostenuto dalle politiche economiche espansive che sostenevano le esportazioni, successivamente si è ritenuto che il meccanismo ideale fosse quello dei sussidi diretti alla produzione con le così dette “quote” di produzione, in modo da garantire agli agricoltori un livello minimo dei prezzi dei prodotti e di ripartire equamente tra i vari Paesi comunitari una parte di produzione garantita. La politica delle quote ha avuto tuttavia esiti devastanti, soprattutto in Italia (il caso delle quote latte vaccino è emblematico del fallimento della misura) in quanto il nostro Paese, non avendo saputo ottenere porzioni produttive adeguate alla sua capacità di trasformazione e al suo fabbisogno interno, ha distrutto parte del suo settore agro-alimentare e prestato il fianco ad altri Paesi che, in meno di vent’anni, si sono impossessati di alcuni tra i più noti marchi dell’agroalimentare italiano.

Le cause del danno all’agroalimentare italiano.

La distruzione di buona parte dell’agroalimentare in Italia è dipesa non solo da cause interne, ma anche dal fatto che più in generale i Paesi dell’area mediterranea non sono stati capaci di fare fronte comune per difendere le loro esigenze specifiche nel settore agricolo, a differenza degli Stati dell’Europa settentrionale e della Francia, che hanno saputo volgere la Politica Agricola Comunitaria a proprio favore attraverso un’azione più incisiva. I limiti della burocrazia italiana e la debolezza del sistema Paese rispetto agli Stati più organizzati, ha fatto comprendere quanto l’uscita dal meccanismo di incentivare l’esportazione (e non la produzione burocratizzata) abbia creato danni gravi all’Italia. Si cita, inoltre, il caso della Sardegna, dove il passaggio dagli incentivi per l’esportazione di Pecorino Romano ai sussidi diretti abbia devastato l’economia rurale di tutta la Regione, con l’impoverimento costante degli imprenditori agricoli isolani.

Enzo Prato
project financing

email: eprato@albatros.uno
Telefono: 349.7003402
Titolo di studio: laurea in economia

I Numeri: 

Pecorino Romano DOP annata 2019-2020 

  • Nell’arco del periodo 2019-2020 (dati pubblicati a novembre) in Italia sono stati conferiti ai caseifici 254 milioni di litri di latte ovino (+12% rispetto al corrispondente periodo 2018-2019), di cui 180 milioni di litri per la produzione di Pecorino Romano DOP (+15% rispetto al corrispondente periodo 2018-2019) per un totale di 309.000 quintali di formaggio prodotto. (Dati del Consorzio per la tutela del Pecorino Romano DOP).

Export Pecorino Romano DOP 2019-2020

  • L’andamento dell’export di Pecorino Romano DOP nel periodo 2019-2020 ha fatto registrare le seguenti variazioni percentuali rispetto al corrispondente periodo 2018-2019:
  • Mercato europeo 30.000 quintali (+9%);
  • Canada 2000 quintali (+16%);
  • USA 60.000 quintali (-28%)*

Albatros S.r.l.s
Piazza Tola, 41
07100 – Sassari (SS)
driver@albatros.uno
Tel. 079 237489
P.iva 02663180905

Privacy Policy Termini e Condizioni